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Garanzia Giovani: una sfida per l’innovazione lanciata agli enti locali

Il nuovo piano Garanzia Giovani lanciato dall’Unione Europea per combattere la disoccupazione giovanile promette di portare forti cambiamenti nel modo in cui gli enti locali favoriscono l’incontro di domanda e offerta di lavoro giovanile.

La gestione del piano è demandata alle Regioni, le quali dovranno non soltanto avvalersi del supporto dei Centri per l’Impiego e quindi delle Province, ma anche individuare nuovi strumenti operativi e dotarsi di sistemi informativi per la gestione e l’utilizzo delle informazioni raccolte.

garanzia-giovaniProprio questa si preannuncia essere la sfida maggiore: raccogliere, gestire, mappare ed incrociare tutti i dati relativi alle migliaia di giovani che si stanno iscrivendo, alle aziende alla ricerca di nuove risorse, nonché agli enti di formazione che offrono corsi o piani di e-learning.

La risposta della fascia di giovani italiani coinvolta -ragazzi fra i 15 ed i 29 anni- è stata impressionante: quasi 46mila iscritti soltanto nei primi 15 giorni d’apertura delle iscrizioni. Se si considera che il termine ultimo per registrarsi è il 31 dicembre 2015, è facile prevedere che le Regioni, i Centri per l’Impiego, gli enti di formazione e tutti gli altri enti locali coinvolti esperiranno molto presto la pressante necessità di avvalersi di strumenti informativi moderni ed in grado di offrire tutte le funzionalità richieste dal Programma.

La Garanzia Giovani, infatti, prevede un primo momento di Accoglienza ed Orientamento, a cui deve necessariamente seguire la fase del profiling, in cui verranno raccolti ed archiviati i dati relativi al profilo formativo e professionale degli iscritti. Il profiling è vitale affinché possa essere attivato un percorso personalizzato per ogni iscritto.

Nella fase successiva di Accompagnamento al lavoro, i Centri per l’Impiego dovranno offrire al giovane un supporto operativo nella fase di ingresso nel mercato del lavoro, il che prevede: l’individuazione delle opportunità più adatte al profilo dell’iscritto (fase dello scouting), l’effettivo incrocio di domanda ed offerta di lavoro da parte delle aziende precedentemente censite e catalogate (matching dei dati inseriti nel database) e l’individuazione del tipo di contratto più funzionale all’inserimento del giovane in base al suo profilo personale (apprendistato, stage, tirocinio, somministrazione, ecc.). È utile ricordare, inoltre, che nell’ambito del Piano della Garanzia Giovani è stato opportunamente inserito anche il Servizio Civile, così come è stata prevista la possibilità di condurre stage formativi negli altri paesi dell’Unione Europea. Ciò implica l’ulteriore necessità di incrociare i dati raccolti dagli enti locali nella fase di profiling degli iscritti anche con quelli in possesso dell’Ufficio Nazionale per il Servizio Civile (UNSC) e della Rete Europea dei Servizi per l’Impiego (EURES).

Ma i profili professionali dei giovani non sono gli unici dati a dover essere censiti e catalogati. Analogamente, ad essi , infatti, dovranno essere evidentemente oggetto di raccolta, mappatura e georeferenziazione anche i profili degli enti e delle scuole che offrono percorsi di formazione o aggiornamento, nonché quelli delle aziende alla ricerca di nuove risorse. La Garanzia Giovani, infatti, prevede diversi tipi di agevolazione per le aziende che offrono contratti di inserimento ai giovani. Il sistema di assegnazione dei bonus occupazionali è diversificato in funzione sia del tipo di contratto che delle caratteristiche del giovane, motivo per cui, anche in questo, caso sarà necessario procedere all’incrocio di una serie di dati precedentemente raccolti.

Infine, poiché la fascia d’età considerata parte dai 15 anni, la Garanzia Giovani ritiene cruciali anche i percorsi di formazione o aggiornamento che scuole, associazioni culturali, enti pubblici o privati ed altri istituti di formazione metteranno in campo per partecipare al Piano. In particolare, si pone l’accento sull’innovativo strumento della formazione a distanza attraverso piattaforme di e-learning, che permetterebbero agli enti di formazione di estendere la propria offerta potenzialmente agli iscritti provenienti da tutta Italia o, perché no, da tutta Europa.